Psicologi nella Scuola: non facciamo confusioni

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19 marzo – Leggiamo polemiche sorprendenti da parte di associazioni professionali sul fatto che gli Psicologi nella Scuola svolgerebbero il lavoro di altre professioni, nella fattispecie quella di pedagogista.
La storia della nostra professione mostra che in questi anni semmai la situazione è stata molto diversa, costretti sempre a difendere i nostri spazi e le nostre competenze in un Paese dove, come si dice, tutti si sentono “un po’ Psicologi”.
E questo di fronte ad una situazione dove invece per divenire Psicologi occorre un iter formativo di quasi sei anni tra laurea, tirocinio ed esame di stato. Un iter che, da solo, dimostra che diventare Psicologi richiede una adeguata preparazione in relazione a competenze vaste e delicate. Alle quali si aggiungono ulteriori 4 anni di studio per esercitare come psicoterapeuti.
La presunta invasione di campo sarebbe avvenuta con il Protocollo CNOP-Ministero Istruzione sulla attività di psicologia scolastica. Come è noto il Protocollo si è reso necessario per la grave situazione determinatasi con la pandemia, ma era da anni che il CNOP chiedeva di allineare l’Italia agli altri Paesi occidentali con una presenza organica della Psicologia Scolastica.
Peraltro già nel 30% delle Scuole italiane erano presenti consulenze psicologiche prima della pandemia, esperienze che durano da anni e rispondono ad un bisogno crescente e diffuso.
E’ illuminante il Report UNICEF del novembre 2020 che mostra come gli studenti italiani chiedono di poter avere attenzione nella Scuola anche ai loro bisogni di crescita psicologica, oltre che momenti di ascolto e sostegno per i loro problemi.
La professione psicologica ha come target la promozione e la prevenzione oltre che il sostegno e l’intervento su problemi specifici e la Scuola è la principale agenzia pubblica per una educazione alle competenze di vita e di relazione, oltre che per l’apprendimento di specifici contenuti e competenze. E questo implica grandi spazi di azione per le competenze psicologiche, al di là di quelle pedagogiche.
Confondere la figura del pedagogista, contemplata al comma 594 della legge 205/2017, con quella dello psicologo non è solo un errore giuridico ma è un fraintendimento di fondo, che può solo creare inutili confusioni.
“Il Sistema Scuola ha bisogno di essere rilanciato per svolgere sempre di più una missione sociale fondamentale per il Paese, ed in questa prospettiva, oltre che per rispondere al disagio psicologico diffuso, la presenza della professione psicologica è fondamentale e non toglie spazi a nessuno, perché gli Psicologi fanno esclusivamente il loro lavoro, del quale, è sotto gli occhi di tutti, c’è estremo bisogno” ha sottolineato il presidente CNOP Lazzari.