Psicologi: sui vaccini serve senso di responsabilità

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23 agosto – Gli Psicologi e le Psicologhe, nella loro piena appartenenza alle professioni sanitarie, così come stabilito dalla Legge 3/2018, partecipano con responsabilità alla campagna vaccinale.
Aderire alla campagna vaccinale è una scelta di salute, pubblica e individuale, e per le professioni sanitarie è anche un obbligo stabilito dal Decreto legge 44/2021, convertito in L.76/2021, al fine di affrontare una situazione di emergenza sanitaria e tutelare l’utenza.
L’obbligo di sottoporsi a specifiche vaccinazioni non è peraltro una novità, in quanto da molti anni lo svolgimento di diverse attività professionali, sanitarie e non, è assoggettato ad uno o più obblighi vaccinali. Si pensi all’antitetanica, alla vaccinazione contro l’epatite B,  e antitubercolare. E, come noto, si sta discutendo di ampliare l’obbligo vaccinale a categorie, come gli insegnanti o altre tipologie di lavoratori, che risultano particolarmente esposte verso l’utenza.
Va precisato che l’obbligo di vaccinazione è motivato dalla necessità di protezione dell’utenza dei professionisti che si occupano, in qualsiasi contesto (pubblico o privato) di tutela della salute. Infatti la sanzione di legge, comminata dalle ASL, comporta una sospensione non assoluta, ma limitata alle attività professionale che comportano interazioni in presenza con gli utenti, e quindi la possibile trasmissione della malattia.
Le opinioni personali sono libere, ma questa libertà non può essere mai assoluta, e deve tener conto di aspetti oggettivi e responsabilità collettive. Vanno sempre ricordati i doveri e le responsabilità, deontologiche e normative, proprie di chi si occupa di tutela della salute. E le posizioni personali non possono trovare giustificazione forzando i dati e le evidenze scientifiche, o interpretandoli in modo parziale.
Gli psicologi devono agire tenendo conto – come stabilisce legge 24/2017 e come prescrive il Codice Deontologico – delle evidenze scientifiche, e delle buone prassi condivise dalla comunità scientifica e professionale.
Inoltre queste posizioni contrarie ai vaccini, che appartengono ad una ridotta minoranza dei 120.000 iscritti all’Ordine, non possono in alcun modo cercare giustificazioni in argomenti che distorcono o ledono l’immagine della professione e non rispettano la dignità dell’utenza.
Sostenere che gli Psicologi “non sono sanitari in senso stretto” è un’affermazione priva di senso, perché non corrisponde né alla Legge (che ricomprende la professione psicologica tra quelle sanitarie) né alla realtà scientifica, che ha da tempo reso evidente l’importanza degli aspetti psicologici per la salute umana.
Gli psicologi non devono inoltre partecipare o avvallare procedure di cura che non abbiano una solida validazione scientifica, o che addirittura siano contrarie ai protocolli indicati dalle istituzioni sanitarie, come l’Istituto Superiore di Sanità o il Ministero della Salute.
Il Consiglio Nazionale e i Consigli Territoriali dell’Ordine faranno la loro parte sino in fondo a tutela della salute pubblica, come già fatto per dare pieno riconoscimento alla professione in relazione alle priorità di vaccinazione.
Il nostro impegno per il rispetto e l’applicazione delle normative si accompagnerà ad una costante opera informativa e di diffusione delle informazioni offerte alla cittadinanza e ai professionisti dalle istituzioni sanitarie, in primis l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute.