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Psicopandemia: quali risposte? Intervento del presidente Lazzari alla Diretta FB CNOP con i Ministri Bianchi, Bonetti e Speranza

27 aprile – “La Psicologia è una delle 7 aree scientifiche HUB, cioè più influenti. Questo perché si occupa di ciò che l’essere umano ha di più umano: pensieri, emozioni, vissuti, relazioni, comportamenti. E’ la dimensione psicologica che ci rende persone e non solo corpi.

Il campo d’azione e di studio della Psicologia è ciò che va oltre la nostra realtà biologica, quello spazio soggetti che unisce le cellule, l’organismo, alla nostra esistenza sociale, come ci esprimiamo nelle diverse dimensioni della vita: dallo studio al lavoro, dalle relazioni agli affetti, dal benessere alla salute.

La professione psicologica traduce questo sapere e le relative evidenze scientifiche in attività, documentate ed efficaci, di promozione dello sviluppo,  delle competenze per la vita, di efficacia a stare nel mondo in modo sano e significativo, lo traduce nell’ascolto e nel sostegno e, quando serve, nella terapia.

In tutti i campi, dall’infanzia alla famiglia, dalle comunità alle organizzazioni, dai contesti lavorativi a quelli sanitari, gli psicologi agiscono come facilitatori dei processi, potenziando gli strumenti, le capacità di affrontare la vita, le situazioni, di superare le crisi ed i problemi.

Siamo portatori di un modello di analisi e di intervento che unisce sempre l’aiuto e il sostegno con la promozione e la prevenzione, a livello individuale, di gruppo e collettivo. Si tratta di una attività di fondamentale interesse sociale, che va non solo valorizzata nei contesti libero professionali ma resa disponibile nelle infrastrutture sociali come la scuola, la sanità, il welfare, il lavoro, per rispondere ai bisogni e promuovere il capitale umano.

La pandemia in questo anno ha ferito psicologicamente milioni e milioni di persone, ferite che nei bambini e negli adolescenti rischiano di lasciare tracce profonde se non si interviene. E’ una emergenza di salute che è divenuta sociale, perché i condizionamenti e il disagio psicologico prodotti dalla pandemia, bloccano la vita delle persone, hanno ricadute negative in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni, nella diversi contesti della vita, rischiando di influire negativamente, se non si fa nulla, anche sulla ripresa e sullo sviluppo economico.

Non è un caso che per parlare di ciò che serve per la ripresa si è fatto ricorso ad un termine psicologico, cioè “resilienza”. E la resilienza si può sviluppare ma non si improvvisa o non si stabilisce per decreto. E, nella stragrande maggioranza dei casi, quello che serve, se vogliamo essere efficaci ed appropriati,  è un aiuto psicologico, in grado di sostenere e promuovere le risorse. Un aiuto che va reso disponibile perché oggi non lo è, se non marginalmente, nonostante le norme esistenti.

Abbiamo fatto un protocollo nella scuola che è importante ma va sviluppato, vanno strutturati gli psicologi nella sanità perché oggi sono appena 5 mila in tutta Italia, va definita una presenza adeguata nei servizi sociali e nel sistema di welfare che si deve realizzare.

A differenza degli altri Paesi europei l’Italia non ha sostanzialmente una rete pubblica di promozione e aiuto psicologico. L’80% dei bambini o degli adolescenti che hanno bisogno di aiuto psicologico lo possono fare solo privatamente e se hanno i mezzi, chi si reca in un consultorio ha scarse probabilità di incontrare uno psicologo, perché presente solo in 1/3 dei centri, chi deve fronteggiare una grave malattia fisica, come un tumore, deve pagarsi un fondamentale aiuto psicologico nel 75% dei casi, nonostante la legge glielo garantisca.

Questo era prima della pandemia, oggi preferisco non dire cifre e percentuali perché fanno impressione. E’ chiaro che dobbiamo agire, dare risposte concrete, che serviranno ad impedire l’aggravarsi delle situazioni. Il dolore psicologico il più delle volte non è gridato, come quello fisico, ma non è meno importante per la salute e per la vita, non ha meno dignità.

I giovani ce lo chiedono con grande lucidità, basta leggere il report UNICEF “The Future We Want”, dove emerge la consapevolezza dei ragazzi di come la Psicologia e gli Psicologi possono aiutarli, non solo per affrontare i problemi e i disagi ma per costruirsi come persone

La Psicologia oggi serve nella maggioranza dei casi ad evitare crisi sociali, disturbi psichiatrici, malattie fisiche, abusi farmacologici e di vario tipo….. un euro investito in Psicologia vuol dire due euro e mezzo risparmiati di costi evitati, per non parlare della vita delle persone.

Psicologia fa rima con economia, perché tra disagio e stress ed economia c’è un rapporto circolare. I problemi psicologici tagliano le gambe alle persone ma anche allo sviluppo del Paese.

Abbiamo una enorme potenziale risorsa da utilizzare a vantaggio del Paese: oltre 100 mila psicologhe e psicologi con un inter di formazione che va dai cinque ai dieci anni.

Noi abbiamo fatto molte proposte, servono misure urgenti ma non estemporanee, che siano il più possibile strutturali e di sistema… in grado di prefigurare una società del post pandemia più equa e più giusta.

Penso, per concludere, alla nostra bellissima Costituzione, che di fatto contempla i “diritti psicologici” perché agli art. 3, 31 e 33, parla di “pieno sviluppo della persona umana, di protezione della maternità, dell’infanzia e della gioventù, di tutela della salute”.

E’ il tempo di aumentare il livello di attenzione e risposta a questi diritti, aiutiamo la psiche per aiutare la vita: noi siamo persone non solo corpi.