Questo è ciò che si sono chiesti alcuni ricercatori della Stanford University (in collaborazione con University of Oxford e lo UK AI Security Institute) in una pubblicazione composta da 5 diversi studi (Ibrahim et al., 2026). Non è una novità il fatto che numerosi modelli dei più famosi chatbot di Intelligenza Artificiale mostrino la predisposizione a convalidare e assecondare costantemente le opinioni dell’utente, una tendenza ben diversa dalle sfaccettature che caratterizzano le quotidiane interazioni tra esseri umani. Questa proprietà dei chatbot viene definita “Sycophancy”, ovvero la propensione a convalidare le affermazioni dell’utente che si manifesta in vari modi: 1. quando queste risultano oggettivamente errate, 2. senza contestare le interpretazioni delle situazioni da parte degli utenti quando vengono richiesti consigli, 3. sostenendo le idee politiche pre-esistenti e 4. supportando la posizione dell’utente nei conflitti personali. Nella pubblicazione sopracitata sono stati confrontati 3 diversi modelli di chatbot IA, uno “sicofante”, uno neutrale e un altro contestatore – ovvero progettato per contestare le opinioni dell’utente – nel fornire supporto rispetto a una situazione personale su cui gli utenti chiedevano un consiglio.
Dopo aver discusso con uno di questi chatbot IA su un problema personale, i partecipanti hanno riferito che l’IA sicofante rispetto all’IA neutra forniva maggiore supporto di tipo emotivo (in termini di comprensione e cura) e di stima (in termini di convalidazione e riconoscimento di pregi), fornendo loro la sensazione di essere “visti e compresi” [Studio 2].
In seguito, i partecipanti hanno descritto all’IA assegnata, una situazione su cui volevano ricevere consiglio; dopodichè è stato chiesto loro di valutare le proprie aspettative rispetto a una successiva conversazione sullo stesso argomento con una persona fidata a loro scelta. I partecipanti assegnati all’IA sicofante hanno riferito che sarebbe stato maggiormente faticoso farsi comprendere da una persona fidata, rispetto ai partecipanti nella condizione IA neutra [Studio 3].

Inoltre, i partecipanti nella condizione sicofante hanno anche affermato di percepire un minore bisogno di confronto con un essere umano, poichè sentivano di aver già discusso a sufficienza del problema. Nella fase successiva i partecipanti sono stati assegnati casualmente a 4 gruppi, di cui 3 gruppi corrispondenti alle 3 tipologie di chatbot IA precedentemente indicati e 1 gruppo di controllo che non interagiva con nessuna IA. Ogni partecipante dei gruppi sperimentali ha dialogato con l’IA associata per tre settimane, richiedendo consigli legati alla sfera personale [Studio 4].
Dopo questo tempo le persone che avevano interagito con un’IA sicofante si aspettavano di dover compiere un maggiore sforzo per essere comprese da altri umani, preferendo dunque interagire con un’IA sicofante [Studio 5].
Ma per quale motivo è stata riferita questa preferenza? Le principali cause identificate legate alla preferenza per l’IA sicofante riguardano il sentirsi più compresi, la percezione di maggiore utilità delle conversazioni e un maggiore affetto positivo, piuttosto che una maggiore certezza (intesa come chiarezza sui passi futuri). Infine, i partecipanti del gruppo dell’IA sicofante hanno riferito minore soddisfazione delle interazioni sociali nel mondo reale rispetto ai partecipanti dell’IA neutrale. Da questo studio emerge dunque come le interazioni ripetute con un’IA sicofante possano portare le persone a percepire le relazioni umane, anche quelle più strette, come più faticose e meno soddisfacenti; al punto che il supporto informativo ed emotivo offerto dall’IA è stato talvolta ritenuto paragonabile a quello di amici e familiari.
Ciò suggerisce che l’IA sicofante sia in grado di offrire ciò che le persone hanno da sempre cercato nelle relazioni strette, come l’esperienza di sentirsi viste e capite, senza richiedere lo sforzo che questa ricerca normalmente comporta, ovvero senza dover mettere in gioco sé stessi aprendosi a un altro essere umano. Uno dei maggiori rischi di questo aspetto è che se i livelli massimi di comprensione diventano la nuova norma in tutte le interazioni, le relazioni umane che richiedono sforzo, per ascoltarsi e per comprendersi, potrebbero diventare delle versioni insoddisfacenti di ciò che i chatbot IA offrono senza alcuno sforzo.
Diventa quindi sempre di maggiore importanza progettare sistemi di IA che aiutino gli utenti, ma senza indurli, a propria insaputa, ad aspettarsi gli uni dagli altri qualcosa che nessuno è in grado di offrire, tranne l’IA. Per saperne di più leggi la fonte ufficiale –> Ibrahim, L., Hafner, F. S., Cheng, M., Lee, C., Anselmetti, R., Willer, R., Rocher, L., & Yang, D. (2026). Sycophantic AI makes human interaction feel more effortful and less satisfying over time. arXiv. https://arxiv.org/pdf/2605.07912


